EDRONAX 60CPR 4MG

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DENOMINAZIONE

EDRONAX 4 MG COMPRESSE

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA

Altri antidepressivi.

PRINCIPI ATTIVI

Una compressa contiene 4 mg di reboxetina. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

ECCIPIENTI

Cellulosa microcristallina, calcio fosfato dibasico diidrato, crospovidone, silice colloidale idrata, magnesio stearato.

INDICAZIONI

La reboxetina e’ indicata nel trattamento acuto della depressione/depressione maggiore e per il mantenimento del miglioramento clinico nei pazienti che inizialmente hanno risposto positivamente al trattamento.

CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR

Ipersensibilita’ nota alla reboxetina o ad uno dei componenti del prodotto.

POSOLOGIA

Le compresse di reboxetina sono per uso orale. Adulti: la dose terapeutica raccomandata e’ di 4 mg due volte al giorno (b.i.d.), ovvero 8 mg/die somministrati per via orale. Il trattamento puo’ essere iniziatocon la dose consigliata. Se dopo 3-4 settimane la risposta clinica non e’ completa, la dose somministrata puo’ essere aumentata a 10 mg/die. La massima dose giornaliera non deve superare 12 mg/die. La minima dose efficace non e’ stata ancora stabilita. Pazienti anziani: negli studi clinici condotti negli anziani, la reboxetina e’ stata somministrata alla dose di 2 mg b.i.d. Tuttavia la sicurezza e l’efficacia non sono state valutate in studi controllati verso placebo. Percio’, come per tutti gli antidepressivi non valutati in studi controllati verso placebo, la reboxetina non puo’ essere raccomandata. Uso nei bambini e negli adolescenti di eta’ inferiore ai 18 anni: la reboxetina non deve essere utilizzata per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di eta’ (vedere paragrafo 4.4). Pazienti con insufficienza renale o epatica: la dose iniziale nei pazienti con insufficienza renale o epatica deve essere di 2 mg b.i.d.. Tale dose puo’ essere aumentata sulla base della tollerabilita’ del paziente.

CONSERVAZIONE

Non conservare a temperatura superiore ai 25 gradi C.

AVVERTENZE

Assunzione da parte di bambini e adolescenti di eta’ inferiore ai 18 anni: la reboxetina non deve essere utilizzata per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di eta’. Comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilita’ (essenzialmente aggressivita’, comportamento di opposizione e collera) sono stati osservati con maggiore frequenza negli studi clinici effettuati su bambini e adolescenti trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo. Qualora, in base ad esigenze mediche, dovesse essere presa la decisione di effettuare il trattamento, il paziente deve essere sorvegliato attentamente per quanto concerne la comparsa di sintomi suicidari. Per di piu’, non sono disponibili i dati sulla sicurezza a lungo termine per i bambini e gli adolescenti per quanto concerne la crescita, la maturazione e lo sviluppo cognitivo e comportamentale. Negli studi clinici, la reboxetina non e’ stata sperimentata inpazienti con disturbi convulsivi e, poiche’ sono stati segnalati raricasi di convulsioni durante tali studi, deve essere somministrata sotto stretto controllo nei soggetti con anamnesi di disturbi convulsivi e si deve interrompere il trattamento in presenza di convulsioni. L’uso concomitante degli inibitori delle monoaminossidasi, incluso il linezolid (un antibiotico che e’ inibitore reversibile, non selettivo delle monoaminossidasi) e il blu di metilene, deve essere evitato in considerazione del rischio potenziale (effetto “tiramino-simile”) dovuto alloro meccanismo di azione. L’uso concomitante della reboxetina con altri antidepressivi (triciclici, MAO- inibitori, SSRI e litio) non e’ stato valutato negli studi clinici. Come con tutti gli antidepressivi, si sono manifestati durante gli studi clinici alcuni casi di spostamento da disturbo depressivo a fase maniacale/ipomaniacale. Si raccomandapertanto un attento controllo dei pazienti bipolari. Suicidio/Ideazione suicidaria o peggioramento clinico: la depressione e’ associata ad aumentato rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio (eventi correlati al suicidio). Tale rischio persiste fino a che si verifichi una remissione significativa. Poiche’ possono non verificarsi miglioramenti durante le prime settimane di trattamento o in quelle immediatamente successive, i pazienti devono essere attentamente controllati fino ad avvenuto miglioramento. E’ esperienza clinica in generale che il rischio di suicidio puo’ aumentare nelle prime fasi del miglioramento. Pazienti con anamnesi positiva per comportamento o pensieri suicidari, o che manifestano un grado significativo di ideazione suicidaria prima dell’inizio del trattamento, sono a rischio maggiore di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio, e devono essere attentamente controllati durante il trattamento. Una metanalisi degli studi clinici condotti con farmaci antidepressivi in confronto con placebo nella terapia di disturbi psichiatrici, ha mostrato un aumento del rischio di comportamento suicidario nella fascia di eta’ inferiore a 25 anni dei pazienti trattati con antidepressivi rispetto al placebo. La terapiafarmacologia con antidepressivi deve essere sempre associata ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, specialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo cambiamenti di dose. I pazienti (o chi si prende cura di loro) devono essere avvertiti della necessita’ di monitorare e di riportare immediatamente al proprio medico curante qualsiasi peggioramento del quadro clinico, l’insorgenza di comportamento o pensieri suicidari o di cambiamenti comportamentali. L’esperienza clinica con reboxetina in pazienti con gravi malattie sistemiche concomitanti e’ limitata. Pazienti che presentano ritenzione urinaria, ipertrofia prostatica, glaucoma e anamnesi di affezioni cardiache devono essere seguiti attentamente. A dosi superiori a quelle massime raccomandate, e’ stata osservata ipotensione ortostatica con frequenza piu’ elevata rispetto a quella osservata alle dosi raccomandate. Si deve prestare particolare attenzione alla somministrazione concomitante di reboxetina con altri farmaci aventi nota azione ipotensiva. L’esperienza clinica con la reboxetina nel trattamento alungo termine di pazienti anziani e’ attualmente limitata. In questa popolazione, e’ stata riscontrata una diminuzione dei livelli medi di potassio a partire dalla 14^a settimana; l’entita’ di questa riduzionenon supera 0,8 mmoli/l e i livelli di potassio non sono mai scesi al di sotto dei limiti normali. In associazione con reboxetina e’ stata riportata midriasi; occorre pertanto cautela quando si prescrive reboxetina a pazienti con aumentata pressione intraoculare o a pazienti a rischio di glaucoma acuto and angolo chiuso.

INTERAZIONI

Studi in vitro sul metabolismo indicano che la reboxetina e’ metabolizzata primariamente dall’isoenzima CYP3A4 del citocromo P450; la reboxetina non e’ metabolizzata dal CYP2D6. Pertanto ci si deve aspettare che i potenti inibitori del CYP3A4 (ketoconazolo, nefazodone, eritromicina e fluvoxamina) aumentino le concentrazioni plasmatiche di reboxetina. In uno studio condotto su volontari sani, e’ risultato che il ketoconazolo, un potente inibitore del CYP3A4 ha aumentato di circa il 50%le concentrazioni plasmatiche degli enantiomeri della reboxetina. A causa dello stretto margine terapeutico della reboxetina, l’inibizione dell’eliminazione e’ una delle principali preoccupazioni. La reboxetina pertanto non deve essere somministrata in concomitanza a farmaci chenotoriamente inibiscono il CYP3A4, come gli agenti antifungini azolici, gli antibiotici macrolidi, come l’eritromicina, o la fluvoxamina. Bassi livelli sierici di reboxetina sono stati riportati con la somministrazione concomitante di induttori del CYP3A4 come fenobarbital e carbamazepina. Esempi di altri induttori del CYP3A4 che possono ridurre ilivelli sierici di reboxetina possono includere, oltre ad altri, fenitoina, rifampicina e erba di S. Giovanni. Studi in vitro hanno mostrato che la reboxetina non inibisce l’attivita’ dei seguenti isoenzimi del P450: CYP1A2, CYP2C9, CYP2C19 e CYP2E1. Con i composti metabolizzatida questi enzimi non si dovrebbero verificare interazioni farmacocinetiche. A concentrazioni superiori rispetto a quelle impiegate in clinica, la reboxetina inibisce il CYP2D6 e il CYP3A4, tuttavia i risultatidegli studi in vivo , suggeriscono che sono improbabili interazioni con altri farmaci metabolizzati da questi enzimi. Non sono state evidenziate significative interazioni farmacocinetiche reciproche tra reboxetina e lorazepam. Durante la co-somministrazione in volontari sani, sie’ osservato sonnolenza, da lieve a moderata, ed un aumento della frequenza cardiaca, di breve durata, in posizione ortostatica. La reboxetina nei volontari sani non sembra potenziare l’effetto dell’alcool sulle funzioni cognitive. L’uso concomitante dei MAO inibitori, incluso il linezolid (un antibiotico che e’ un inibitore reversibile, non selettivo delle monoaminossidasi) e il blu di metilene, deve essere evitatoa causa del potenziale rischio (effetto “tiramino-simile”) dovuto al loro meccanismo di azione. L’uso concomitante con altri antidepressivi(triciclici, MAO inibitori, SSRI e litio) non e’ stato valutato durante gli studi clinici. L’uso concomitante di derivati dell’ergot puo’ causare un aumento della pressione sanguigna. L’assunzione di cibo ritarda l’assorbimento della reboxetina, tuttavia senza influenzarne significativamente l’entita’. Sebbene non siano disponibili dati dagli studi clinici, deve essere considerata la possibilita’ di ipopotassiemia con l’assunzione contemporanea di diuretici che provocano perdita di potassio. In uno studio in vivo multidose, effettuato su volontari sani,non e’ stata osservata alcuna interazione clinicamente significativa tra fluoxetina e reboxetina. Nei pazienti, non e’ da escludere un effetto e un profilo di sicurezza differente a seguito di associazione di reboxetina e fluoxetina.

EFFETTI INDESIDERATI

Negli studi clinici la reboxetina e’ stata somministrata a piu’ di 2100 pazienti, di cui 250 circa hanno ricevuto il farmaco per almeno 1 anno. In studi controllati con placebo della durata di 8 settimane o meno, gli eventi avversi sono stati riportati in circa l’80% dei pazienti trattati con reboxetina e in circa il 70% dei pazienti trattati con placebo. Il tasso di interruzione per eventi avversi e’ stato rispettivamente di circa il 9% e 5% nel gruppo reboxetina e nel gruppo placebo. Per valutare la tollerabilita’ a lungo termine del farmaco, nell’ambito di uno studio controllato sono stati trattati 143 pazienti adulti con reboxetina e 140 con placebo. Sono stati segnalati eventi avversi nel 28% dei pazienti trattati con reboxetina e nel 23% di quelli trattati con placebo e nel 4% e nel 1% dei casi rispettivamente hanno provocato la sospensione del trattamento. Ciascun evento si e’ presentato con una frequenza analoga con reboxetina e con placebo. Negli studi a lungo termine, non e’ stato segnalato alcun evento diverso da quelli osservati nel trattamento a breve termine. Negli studi controllati a breve termine in pazienti depressi, non e’ stata osservata alcuna differenza clinicamente significativa tra i due sessi nella frequenza di sintomi derivanti dal trattamento, con l’eccezione degli eventi di tipo urologico (come la sensazione di svuotamento incompleto della vescica, disuria e la frequenza urinaria), che sono stati riportati in percentuale superiore nei pazienti maschi trattati con reboxetina (31,4% [143/456]) rispetto alle pazienti di sesso femminile (7% [59/847]). Contrariamente, la frequenza degli eventi di tipo urologico era simile tra i pazienti di sesso maschile (5% [15/302]) e femminile (8,4% [37/440]), trattati con placebo. Negli anziani la frequenza assoluta di eventi avversi come pure dei singoli eventi non e’ mai stata superiore a quella riportata sopra. Negli studi clinici di pre-marketing, segni e sintomiriportati “ex novo” in seguito a interruzione del trattamento si sonoverificati in circa il 5% dei pazienti trattati con reboxetina e in circa il 4% dei pazienti trattati con placebo. Nella fase successiva alla commercializzazione del prodotto, sono stati segnalati sintomi da sospensione del farmaco inclusi cefalea, capogiri, nervosismo e nausea;la tipologia di tali eventi non e’ comunque risultata uniforme al momento dell’interruzione del trattamento con reboxetina. Negli studi a breve termine nella depressione, la frequenza cardiaca, quando valutatamediante ECG, e’ mediamente aumentata nei pazienti trattati con reboxetina di 6 – 12 battiti al minuto rispetto al gruppo placebo. In tuttigli studi controllati a breve termine nella depressione, la variazione media della frequenza cardiaca (in battiti al minuto) per i pazientitrattati con reboxetina, e’ risultata pari a 3,0, 6,4 e 2,9 battiti al minuto rispettivamente in piedi, in posizione seduta e supina, rispetto a 0, 0 e -0,5 battiti per i pazienti trattati con placebo, nelle corrispondenti posizioni. In questi medesimi studi, lo 0,8% dei pazienti trattati con reboxetina ha sospeso l’assunzione del farmaco a causa della tachicardia, rispetto allo 0,1% dei pazienti trattati con placebo. Segnalazione delle reazioni avverse sospette. La segnalazione dellereazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione delmedicinale e’ importante, in quanto permette un monitoraggio continuodel rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari e’ richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco Sito web: https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

Gravidanza: non sono disponibili risultati di studi clinici sull’esposizione alla reboxetina durante la gravidanza. Tuttavia, i dati di sicurezza riguardanti la fase successiva alla commercializzazione del prodotto su un numero molto limitato di donne in gravidanza esposte alla reboxetina non indicano effetti indesiderati sulla gravidanza o sulla salute del feto o del nascituro. In generale, gli studi condotti suglianimali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti su gravidanza, sviluppo embrionale/fetale o parto. Sono stati riportati alcuni casi di alterazione della crescita e dello sviluppo nella prole di ratto (vedere paragrafo 5.3). La reboxetina deve essere usata in gravidanza solo se i potenziali benefici del trattamento materno sono superiori ai possibili rischi per il feto. Allattamento: la reboxetina e’ escretanel latte materno. I livelli di reboxetina raggiunti nel latte materno sono molto bassi, tuttavia non esistono informazioni sufficienti ad escludere un rischio per il lattante. Puo’ essere considerato l’uso della reboxetina durante l’allattamento se i potenziali benefici sono superiori ai possibili rischi per il bambino. Fertilita’: non ci sono dati sulla fertilita’ provenienti da studi clinici. Tuttavia, negli studi condotti sugli animali non sono stati osservati effetti sui parametri della fertilita’ (vedere paragrafo 5.3).

Forma farmaceutica

COMPRESSE RIVESTITE DIVISIBILI

Scadenza

36 MESI

Confezionamento

BLISTER