KALYDECO OS GRAT 56BUST 50MG

SKU: 43519038 Category:

DENOMINAZIONE

KALYDECO GRANULATO IN BUSTINA

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA

Altri preparati per il sistema respiratorio.

PRINCIPI ATTIVI

Kalydeco 25 mg granulato in bustina. Ogni bustina contiene 25 mg di ivacaftor. Eccipiente con effetti noti: ogni bustina contiene 36,6 mg di lattosio monoidrato. Kalydeco 50 mg granulato in bustina. Ogni bustina contiene 50 mg di ivacaftor. Eccipiente con effetti noti: ogni bustina contiene 73,2 mg di lattosio monoidrato. Kalydeco 75 mg granulato in bustina. Ogni bustina contiene 75 mg di ivacaftor. Eccipiente con effetti noti: ogni bustina contiene 109,8 mg di lattosio monoidrato. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

ECCIPIENTI

Silice colloidale anidra, croscarmellosa sodica, ipromellosa acetato succinato, lattosio monoidrato, magnesio stearato, mannitolo, sucralosio, sodio laurilsolfato (E487).

INDICAZIONI

Kalydeco granulato e’ indicato per il trattamento di bambini di almeno 4 mesi di eta’ e con peso corporeo da 5 kg a meno di 25 kg affetti da fibrosi cistica (FC), che hanno una mutazione R117H CFTR o una delleseguenti mutazioni di gating (di classe III) nel gene CFTR: G551D , G1244E, G1349D, G178R, G551S, S1251N, S1255P, S549N o S549R (vedere paragrafi 4.4 e 5.1).

CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

POSOLOGIA

Kalydeco deve essere prescritto esclusivamente da medici esperti nel trattamento della fibrosi cistica. Se il genotipo del paziente non e’ noto, la presenza di una mutazione indicata in almeno un allele del gene CFTR deve essere confermata, prima di iniziare il trattamento, con un metodo di genotipizzazione accurato e validato (vedere paragrafo 4.1). La fase della variante poli-T identificata con la mutazione R117H deve essere determinata in conformita’ alle raccomandazioni cliniche locali. Posologia: i bambini di almeno 4 mesi di eta’, gli adolescenti e gli adulti devono ricevere la dose indicata nella Tabella 1. Tabella1: Raccomandazioni posologiche per i pazienti di 4 mesi di eta’ e oltre. Eta’: da 4 mesi a meno di 6 mesi. Peso: >= 5 kg; dose: 25 mg di granulato assunto per via orale ogni 12 ore con alimenti contenenti grassi; dose giornaliera totale: 50 mg. Eta’: 6 mesi e oltre. Peso: da >= 5 kg a < 7 kg; dose: 25 mg di granulato assunto per via orale ogni 12 ore con alimenti contenenti grassi; dose giornaliera totale: 50 mg. Peso: da >= 7 kg a < 14 kg; dose: 50 mg di granulato assunto per via orale ogni 12 ore con alimenti contenenti grassi; dose giornaliera totale: 100 mg. Peso: da >= 14 kg a < 25 kg; dose: 75 mg di granulato assunto per via orale ogni 12 ore con alimenti contenenti grassi; dose giornaliera totale: 150 mg. Peso: >= 25 kg; dose: per maggiori dettagli consultare il riassunto delle caratteristiche del prodotto di kalydeco compresse. Dimenticanza di una dose: se sono trascorse 6 ore o meno dalla dose della mattina o della sera dimenticata, il paziente deve essereavvisato di prenderla non appena possibile e di assumere poi la dose successiva all’ora regolarmente prevista. Se sono trascorse piu’ di 6 ore dall’ora di assunzione abituale della dose, si deve avvisare il paziente di attendere fino alla dose successiva prevista. Uso concomitante di inibitori del CYP3A: in caso di somministrazione concomitante con forti inibitori del CYP3A in pazienti di 6 mesi di eta’ e oltre, la dose di ivacaftor deve essere ridotta a una bustina (ivacaftor 25 mg per i pazienti con peso corporeo da 5 kg a < 7 kg; ivacaftor 50 mg per i pazienti con peso corporeo da 7 kg a < 14 kg; ivacaftor 75 mg per i pazienti con peso corporeo da 14 kg a < 25 kg) due volte la settimana (vedere paragrafi 4.4 e 4.5). In caso di somministrazione concomitantecon inibitori moderati del CYP3A in pazienti di 6 mesi di eta’ e oltre, la dose di ivacaftor deve essere quella sopra raccomandata, ma somministrata una volta al giorno (vedere paragrafi 4.4 e 4.5). A causa della variabilita’ nella maturazione degli enzimi del citocromo (CYP) coinvolti nel metabolismo di ivacaftor, il trattamento con ivacaftor none’ raccomandato in caso di somministrazione concomitante con moderatio forti inibitori del CYP3A in pazienti di eta’ compresa tra 4 mesi emeno di 6 mesi, a meno che i benefici non superino i rischi. In tali casi, la dose raccomandata e’ una bustina di 25 mg di granulato due volte alla settimana o con minore frequenza (vedere paragrafi 4.4 e 4.5). Gli intervalli di somministrazione devono essere modificati secondo la risposta clinica e la tollerabilita’ (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). Popolazioni speciali. Compromissione renale: non e’ necessario alcun aggiustamento della dose per i pazienti con compromissione renale da lieve a moderata. Si raccomanda cautela in pazienti con compromissione renale severa (clearance della creatinina inferiore o pari a 30 mL/min)o malattia renale allo stadio terminale (vedere paragrafi 4.4 e 5.2).Compromissione epatica: non e’ necessario alcun aggiustamento della dose per i pazienti di 6 mesi di eta’ e oltre con compromissione epatica lieve (Child-Pugh Classe A). Nei pazienti di 6 mesi di eta’ e oltre con compromissione epatica moderata (Child-Pugh Classe B), si raccomanda una dose ridotta corrispondente ad una bustina (ivacaftor 25 mg peri pazienti con peso corporeo da 5 kg a < 7 kg; ivacaftor 50 mg per i pazienti con peso corporeo da 7 kg a < 14 kg; ivacaftor 75 mg per i pazienti con peso corporeo da 14 kg a < 25 kg) una volta al giorno. Non c’e’ esperienza sull’uso di ivacaftor in pazienti di 6 mesi di eta’ e oltre con compromissione epatica severa (Child-Pugh Classe C); pertanto, il suo uso in tali pazienti non e’ raccomandato a meno che i benefici non superino i rischi. In tali casi, la dose iniziale deve essere quella sopra raccomandata, somministrata a giorni alterni. Gli intervalli di somministrazione devono essere modificati secondo la risposta clinica e la tollerabilita’ (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). A causa della variabilita’ nella maturazione degli enzimi del citocromo (CYP) coinvolti nel metabolismo di ivacaftor, il trattamento con ivacaftor non e’ raccomandato in pazienti di eta’ compresa tra 4 mesi e meno di 6 mesi con compromissione epatica, a meno che i benefici non superino i rischi. In tali casi, la dose raccomandata e’ una bustina (ivacaftor 25 mg)una volta al giorno o con minore frequenza. Gli intervalli di somministrazione devono essere modificati secondo la risposta clinica e la tollerabilita’ (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). Popolazione pediatrica: la sicurezza e l’efficacia di ivacaftor nei bambini di eta’ inferiore a 4mesi non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili. Sono disponibili dati limitati in pazienti di eta’ inferiore a 6 anni con una mutazione R117H nel gene CFTR . I dati disponibili in pazienti di eta’pari e superiore a 6 anni sono riportati nei paragrafi 4.8, 5.1 e 5.2. Modo di somministrazione: per uso orale. Ogni bustina e’ esclusivamente monouso. Ogni bustina di granulato deve essere miscelata con 5 mL di alimenti morbidi o liquidi idonei per l’eta’ dei pazienti e consumata immediatamente e per intero. Alimenti o liquidi devono essere a temperatura ambiente o inferiore. Se non viene consumata immediatamente, la miscela si e’ dimostrata stabile per un’ora, pertanto deve essere ingerita entro tale periodo. Subito prima o subito dopo la somministrazione deve essere consumato un pasto o uno spuntino contenente grassi. Gli alimenti o le bevande contenenti pompelmo devono essere evitati durante il trattamento (vedere paragrafo 4.5).

CONSERVAZIONE

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

AVVERTENZE

Solo pazienti con FC che avevano una mutazione di gating (di classe III) G551D, G1244E, G1349D, G178R, G551S, S1251N, S1255P, S549N o S549Ro mutazione G970R in almeno un allele del gene CFTR sono stati inclusi negli studi 1, 2, 5 e 7 (vedere paragrafo 5.1). Minori evidenze di un effetto positivo di ivacaftor sono state osservate per i pazienti con una mutazione R117H-7T associata a malattia meno severa nello studio6 (vedere paragrafo 5.1). Nello studio 5 sono stati inclusi quattro pazienti con mutazione G970R. In tre dei quattro pazienti, la variazione al test del cloruro nel sudore e’ stata < 5 mmol/L e questo gruppo non ha dimostrato un miglioramento clinicamente rilevante del FEV 1 dopo 8 settimane di trattamento. Non e’ stato possibile stabilire l’efficacia clinica nei pazienti con mutazione G970R del gene CFTR (vedere paragrafo 5.1). I risultati di efficacia derivati da uno studio di fase 2, in pazienti con FC omozigoti per la mutazione F508del nel gene CFTR, non hanno evidenziato una differenza statisticamente significativa del FEV 1 nell’arco delle 16 settimane di trattamento con ivacaftor, rispetto al placebo (vedere paragrafo 5.1). Pertanto, l’uso di ivacaftorin monoterapia in questi pazienti non e’ raccomandato. Effetto sui test della funzione epatica: un moderato aumento delle transaminasi (alanina transaminasi [ALT] o aspartato transaminasi [AST]) e’ comune nei soggetti con FC. Aumenti della transaminasi sono stati osservati in alcuni pazienti trattati con ivacaftor in monoterapia. Pertanto, si raccomanda di eseguire test della funzione epatica per tutti i pazienti prima di iniziare ivacaftor, ogni 3 mesi durante il primo anno di trattamento e successivamente ogni anno. Per tutti i pazienti con anamnesi positiva per livelli di transaminasi elevati si deve considerare un monitoraggio piu’ frequente dei test della funzione epatica. In caso di aumenti significativi delle transaminasi (ad es. pazienti con ALT o AST> 5 volte il limite superiore della norma (ULN) o ALT o AST > 3 voltel’ULN con bilirubina > 2 volte l’ULN), la somministrazione deve essere interrotta e i test di laboratorio devono essere tenuti sotto attenta osservazione fino alla risoluzione delle anomalie. Dopo la risoluzione dell’aumento delle transaminasi, si devono considerare i benefici ei rischi della ripresa del trattamento (vedere paragrafo 4.8). Compromissione epatica: l’uso di ivacaftor non e’ raccomandato in pazienti con compromissione epatica severa, a meno che non si preveda che i benefici superino i rischi (vedere paragrafi 4.2 e 5.2). Non sono disponibili dati di sicurezza in bambini da 4 a meno di 12 mesi di eta’ con compromissione epatica moderata o severa trattati con ivacaftor. Compromissione renale: si raccomanda cautela nell’uso di ivacaftor in pazienti con compromissione renale severa o malattia renale allo stadio terminale (vedere paragrafi 4.2 e 5.2). Pazienti sottoposti a trapianto d’organo: ivacaftor non e’ stato studiato in pazienti con FC sottoposti atrapianto d’organo. Pertanto, l’uso in pazienti sottoposti a trapianto non e’ raccomandato. Vedere il paragrafo 4.5 per le interazioni con ciclosporina o tacrolimus. Interazioni con altri medicinali. Induttoridel CYP3A: l’esposizione a ivacaftor e’ significativamente ridotta dall’uso concomitante di induttori del CYP3A, con conseguente potenzialeperdita di efficacia di ivacaftor; pertanto, non e’ raccomandata la somministrazione concomitante di ivacaftor con forti induttori del CYP3A (vedere paragrafo 4.5). Inibitori del CYP3A L’esposizione a ivacaftor risulta aumentata in caso di somministrazione concomitante con fortio moderati inibitori del CYP3A. La dose di ivacaftor deve essere aggiustata in caso di somministrazione concomitante con inibitori forti o moderati del CYP3A (vedere paragrafi 4.2 e 4.5). Non sono disponibili dati di sicurezza in bambini da 4 a meno di 12 mesi di eta’ trattati con ivacaftor e inibitori moderati o forti del CYP3A (vedere paragrafi 4.2 e 4.5). Popolazione pediatrica: casi di opacita’ del cristallino/cataratta non congenita, senza impatto sulla vista, sono stati segnalati in pazienti pediatrici trattati con ivacaftor. Sebbene in alcuni casi fossero presenti altri fattori di rischio (quali uso di corticosteroidi ed esposizione a radiazioni), non si puo’ escludere un possibile rischio imputabile al trattamento con ivacaftor. Nei pazienti pediatrici che iniziano il trattamento con ivacaftor si raccomandano esami oftalmologici al basale e durante il trattamento. Contenuto di lattosio: Kalydeco contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicinale. Contenuto di sodio: questo medicinale contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per dose, cioe’ essenzialmente ‘senza sodio’.

INTERAZIONI

Ivacaftor e’ un substrato di CYP3A4 e CYP3A5. E’ un debole inibitore del CYP3A e della P-gp e un potenziale inibitore del CYP2C9. Gli studiin vitro hanno dimostrato che ivacaftor non e’ un substrato per la P-gp. Medicinali che influiscono sulla farmacocinetica di ivacaftor. Induttori del CYP3A: la somministrazione concomitante di ivacaftor con rifampicina, un potente induttore del CYP3A, ha ridotto l’esposizione a ivacaftor (AUC) dell’89% e quella a idrossimetil-ivacaftor (M1) in misura minore rispetto a ivacaftor. La somministrazione concomitante di ivacaftor con potenti induttori del CYP3A, come rifampicina, rifabutina, fenobarbital, carbamazepina, fenitoina ed erba di S. Giovanni (Hypericum perforatum), non e’ raccomandata (vedere paragrafo 4.4). Non si raccomanda un aggiustamento della dose quando ivacaftor e’ usato con moderati o deboli induttori del CYP3A. Inibitori del CYP3A: ivacaftor e’un substrato sensibile del CYP3A. La somministrazione concomitante con ketoconazolo, un potente inibitore del CYP3A, ha aumentato l’esposizione a ivacaftor (misurata come area sotto la curva [AUC]) di 8,5 volte e quella a M1 in misura minore rispetto a ivacaftor. Si raccomanda una riduzione della dose di ivacaftor in caso di somministrazione concomitante con potenti inibitori del CYP3A, come ketoconazolo, itraconazolo, posaconazolo, voriconazolo, telitromicina e claritromicina (vedereparagrafi 4.2 e 4.4). La somministrazione concomitante con fluconazolo, un inibitore moderato del CYP3A, ha aumentato l’esposizione a ivacaftor di 3 volte e quella a M1 in misura minore rispetto a ivacaftor. Si raccomanda una riduzione della dose di ivacaftor per i pazienti che assumono inibitori moderati del CYP3A in associazione, come fluconazolo, eritromicina e verapamil (vedere paragrafi 4.2 e 4.4). La co-somministrazione di ivacaftor con succo di pompelmo, che contiene uno o piu’componenti che inibiscono moderatamente il CYP3A, puo’ aumentare l’esposizione a ivacaftor. Gli alimenti o le bevande contenenti pompelmo devono essere evitati durante il trattamento con ivacaftor (vedere paragrafo 4.2). Potenziale di interazione di ivacaftor con trasportatori: studi in vitro hanno mostrato che ivacaftor non e’ un substrato per OATP1B1 o OATP1B3. Ivacaftor e i corrispondenti metaboliti sono substrati della BCRP in vitro. A causa della elevata permeabilita’ intrinseca e della bassa probabilita’ di escrezione in forma immodificata di ivacaftor, non si prevede che la somministrazione concomitante di inibitori della BCRP alteri l’esposizione a ivacaftor e M1-IVA, mentre non e’ previsto che variazioni potenziali dell’esposizione a M6-IVA siano rilevanti dal punto di vista clinico. Ciprofloxacina: la somministrazioneconcomitante di ciprofloxacina e ivacaftor non ha influito sull’esposizione di ivacaftor. Non e’ necessario un aggiustamento della dose nelcaso in cui ivacaftor sia somministrato in concomitanza con ciprofloxacina. Medicinali influenzati da ivacaftor: la somministrazione di ivacaftor puo’ aumentare l’esposizione sistemica dei medicinali che sono substrati sensibili del CYP2C9 e/o della P-gp e/o del CYP3A, e cio’ puo’ aumentarne o prolungarne l’effetto terapeutico e le reazioni avverse. Substrati di CYP2C9: ivacaftor puo’ inibire il CYP2C9. Pertanto, siraccomanda il monitoraggio del rapporto internazionale normalizzato (INR) durante la somministrazione concomitante di warfarin con ivacaftor. Altri medicinali per cui l’esposizione puo’ risultare aumentata comprendono glimepiride e glipizide; questi medicinali devono essere usati con cautela. Digossina e altri substrati della P-gp: la somministrazione concomitante con digossina, un substrato sensibile della P-gp, haaumentato l’esposizione a digossina di 1,3 volte, coerentemente con una debole inibizione della P-gp da parte di ivacaftor. La somministrazione di ivacaftor puo’ aumentare l’esposizione sistemica dei medicinali che sono substrati sensibili della P-gp, e cio’ puo’ aumentarne o prolungarne l’effetto terapeutico e le reazioni avverse. Si raccomandanocautela e un opportuno monitoraggio durante la somministrazione concomitante con digossina o altri substrati della P-gp con indice terapeutico ristretto, quali ciclosporina, everolimus, sirolimus o tacrolimus.Substrati del CYP3A: la somministrazione concomitante con midazolam (orale), un substrato sensibile del CYP3A, ha aumentato l’esposizione amidazolam di 1,5 volte, coerentemente con una debole inibizione del CYP3A da parte di ivacaftor. Non e’ richiesto alcun aggiustamento delladose dei substrati del CYP3A, quali midazolam, alprazolam, diazepam otriazolam, se essi vengono co-somministrati con ivacaftor. Contraccettivi ormonali: ivacaftor e’ stato studiato con un contraccettivo oralea base di estrogeni/progesterone e non ha dimostrato alcun effetto significativo sull’esposizione del contraccettivo orale. Pertanto, non e’ necessario alcun aggiustamento della dose dei contraccettivi orali. Popolazione pediatrica: sono stati effettuati studi d’interazione solonegli adulti.

EFFETTI INDESIDERATI

Riassunto del profilo di sicurezza: le reazioni avverse piu’ comuni comparse nei pazienti di eta’ pari e superiore a 6 anni sono cefalea (23,9%), dolore orofaringeo (22,0%), infezione delle vie respiratorie superiori (22,0%), congestione nasale (20,2%), dolore addominale (15,6%), nasofaringite (14,7%), diarrea (12,8%), capogiro (9,2%), eruzione cutanea (12,8%) e batteri nell’espettorato (12,8%). Aumenti delle transaminasi si sono verificati nel 12,8% dei pazienti trattati con ivacaftor, rispetto all’11,5% dei pazienti trattati con placebo. Nei pazienti di eta’ compresa fra 2 e meno di 6 anni, le reazioni avverse piu’ comuni sono state congestione nasale (26,5%), infezione delle vie respiratorie superiori (23,5%), aumenti delle transaminasi (14,7%), eruzione cutanea (11,8%) e batteri nell’espettorato (11,8%). Le reazioni avverseserie nei pazienti trattati con ivacaftor includevano dolore addominale e aumenti delle transaminasi (vedere paragrafo 4.4). Elenco delle reazioni avverse: il seguente elenco riflette le reazioni avverse osservate con ivacaftor negli studi clinici (studi controllati verso placebo e non controllati), in cui la durata dell’esposizione a ivacaftor andava da 16 settimane a 144 settimane. La frequenza delle reazioni avverse e’ definita come segue: molto comune (>= 1/10); comune (>= 1/100, < 1/10); non comune (>= 1/1.000, < 1/100); raro (>= 1/10.000, < 1/1.000); molto raro (< 1/10.000); non nota (la frequenza non puo’ essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ciascuna classe di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di gravita’ decrescente. Reazioni avverse. Infezioni ed infestazioni. Molto comune: infezione delle vie respiratorie superiori, nasofaringite; comune: rinite. Patologie del sistema nervoso. Molto comune: cefalea, capogiro. Patologie dell’orecchio e del labirinto. Comune: otalgia, fastidio auricolare, tinnito, iperemia della membrana timpanica, disturbo vestibolare; non comune: congestione auricolare. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Molto comune: dolore orofaringeo, congestione nasale; comune: congestione sinusale, eritema faringeo. Patologie gastrointestinali. Molto comune: dolore addominale, diarrea. Patologie epatobiliari. Molto comune: aumenti delle transaminasi. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Molto comune: eruzione cutanea. Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella. Comune: massa in sede mammaria, infiammazione mammaria, ginecomastia, patologia del capezzolo, dolore del capezzolo. Esami diagnostici. Molto comune: batteri nell’espettorato. Descrizione di reazioni avverse selezionate. Aumentodelle transaminasi: durante gli studi 1 e 2 controllati verso placebodella durata di 48 settimane, in pazienti di eta’ pari e superiore a 6 anni, l’incidenza dei livelli massimi di transaminasi (ALT o AST) > 8, > 5 o > 3 volte l’ULN e’ stata rispettivamente del 3,7%, 3,7% e 8,3% nei pazienti trattati con ivacaftor e dell’1,0%, 1,9% e 8,7% nei pazienti trattati con placebo. Due pazienti, uno trattato con placebo e uno con ivacaftor, hanno interrotto definitivamente il trattamento a causa dell’aumento delle transaminasi, in ciascun caso > 8 volte l’ULN. Nessun paziente che ha ricevuto ivacaftor ha avuto un aumento delle transaminasi > 3 volte l’ULN associato a un aumento della bilirubina totale > 1,5 volte l’ULN. Nei pazienti trattati con ivacaftor, la maggiorparte degli aumenti delle transaminasi fino a 5 volte l’ULN si e’ risolta senza interruzione del trattamento. La somministrazione di ivacaftor e’ stata interrotta nella maggior parte dei pazienti con aumenti delle transaminasi > 5 volte l’ULN. In tutti i casi in cui il trattamento con ivacaftor e’ stato interrotto per via dell’aumento delle transaminasi e successivamente ripreso, e’ stato possibile proseguire con successo la somministrazione di ivacaftor (vedere paragrafo 4.4). Durante gli studi clinici di fase 3 controllati verso placebo (fino a 24 settimane) di tezacaftor/ivacaftor, l’incidenza di valori massimi di transaminasi (ALT o AST) > 8, > 5 o > 3 volte l’ULN e’ stata dello 0,2%, dell’1,0% e del 3,4% nei pazienti trattati con tezacaftor/ivacaftor e dello 0,4%, dell’1,0% e del 3,4% nei pazienti trattati con placebo. Un paziente (0,2%) in terapia e 2 pazienti (0,4%) nel gruppo placebo hanno interrotto definitivamente il trattamento a causa di un aumento delle transaminasi. Nessun paziente trattato con tezacaftor/ivacaftor ha manifestato un aumento delle transaminasi >3 volte l’ULN associato a unaumento della bilirubina totale >2 volte l’ULN. Durante lo studio clinico di fase 3 controllato verso placebo, della durata di 24 settimanedi ivacaftor/tezacaftor/elexacaftor, questi valori sono stati pari a 1,5%, 2,5% e 7,9% nei pazienti trattati con ivacaftor/tezacaftor/elexacaftor e a 1,0%, 1,5% e 5,5% nei pazienti trattati con placebo. L’incidenza delle reazioni avverse di aumenti delle transaminasi e’ stata del 10,9% nei pazienti trattati con ivacaftor in un regime di associazione con ivacaftor/tezacaftor/elexacaftor e del 4,0% nei pazienti trattati con placebo. Popolazione pediatrica: i dati di sicurezza di ivacaftor sono stati valutati in 6 pazienti di eta’ compresa fra 4 mesi e meno di 6 mesi, 11 pazienti di eta’ compresa fra 6 mesi e meno di 12 mesi, 19 pazienti di eta’ compresa fra 12 mesi e meno di 24 mesi, 34 pazienti di eta’ compresa fra 2 e meno di 6 anni, 61 pazienti di eta’ compresa fra 6 e meno di 12 anni e 94 pazienti di eta’ compresa fra 12 e meno di 18 anni. Generalmente, il profilo di sicurezza e’ coerente fra pazienti pediatrici di 4 mesi di eta’ e oltre ed e’ coerente anche con quello dei pazienti adulti. Negli studi controllati verso placebo, l’incidenza di aumenti delle transaminasi e’ stata simile fra il trattamento con ivacaftor (15,0%) e il placebo (14,6%).

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

Gravidanza: i dati relativi all’uso di ivacaftor in donne in gravidanza non esistono o sono in numero limitato (meno di 300 gravidanze esposte). Gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti di tossicita’ riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). A scopo precauzionale, e’ preferibile evitare l’uso di ivacaftor durante la gravidanza. Allattamento: non e’ noto se ivacaftor e/o i corrispondenti metaboliti siano escreti nel latte materno. Dati farmacocinetici disponibili in animali hanno mostrato l’escrezione di ivacaftor nel latte di femmine di ratto in allattamento. Pertanto, il rischio per i neonati/lattanti non puo’ essere escluso. Si deve decidere se interrompere l’allattamento o interrompere la terapia/astenersi dalla terapia con ivacaftor tenendo in considerazione il beneficio dell’allattamento per il bambino e il beneficio della terapia per la donna. Fertilita’: non sonodisponibili dati riguardo all’effetto di ivacaftor sulla fertilita’ negli esseri umani. Ivacaftor ha avuto un effetto sulla fertilita’ nel ratto (vedere paragrafo 5.3).

Forma farmaceutica

GRANULATO

Scadenza

36 MESI

Confezionamento

BUSTINA/BUSTA SINGOLA